Come difendersi dai rumori molesti

 In Diritto Ambientale, Diritto Penale

Le immissioni rumorose che creano fastidi e disagi, se non addirittura un vero e proprio danno alla salute, sono oggetto di sempre maggiore considerazione da parte della giurisprudenza. E’ infatti riconosciuto, anche scientificamente, che l’inquinamento acustico oltre a costituire un grave problema ambientale costituisce altresì un pericolo per la salute nei cui confronti  produce effetti negativi.

Inoltre la materia deve essere considerata anche in ragione dei recenti sviluppi del diritto al rispetto della vita privata e familiare ex art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che mira a tutelare anche il diritto al tranquillo godimento della dimora.

Sono infatti considerate condotte vietate ed illecite dal citato art. 8 Cedu sia l’accesso non autorizzato agli spazi di privata dimora, sia le immissioni di rumore, di odori e altre forme di interferenza al godimento della propria dimora.

Innanzitutto è bene precisare che le immissioni di rumore sono vietate dalla legge non in termini assoluti bensì in termini relativi, se superano cioè la

c.d. normale tollerabilità.

Contro le immissioni rumorose  è tradizionalmente ammessa una triplice tutela:

  1. a) civile, basata sugli artt. 844 e 2043 c.c. e volta ad ottenere l’inibitoria ossia l’obbligo di cessare l’attività rumorosa o comunque di adottare  cautele adatte a ridurre la rumorosità e/o l’azione di risarcimento danni ex art. 2043 c.c.;
  2. b) penale se la condotta commissiva o omissiva presenta le caratteristiche previste dal codice penale e coinvolge un numero indeterminato di persone. Così l’art. 659 così dispone: “Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.”.
  3. c)  amministrativa dove riveste un ruolo fondamentale la Legge Quadro sull’inquinamento acustico (L. 447/1995) recentemente modificata dal D.Lgs 42/2017 che ha introdotto alcune importanti novità tra cui l’obbligo per tutti i Comuni di completare la mappatura acustica del proprio territorio, prodromica alla predisposizione dei piani d’azione. L’art. 9 prevede il potere dell’amministrazione, in particolare del Sindaco, di intervenire con ordinanze dirette a far cessare l’immissione o a ridurla in modo da rientrare nei limiti di tollerabilità e che presuppone l’intervento dell’ARPA che deve effettuare i rilievi tecnici volti a misurare  l’entità dei rumori in decibel. In questo ambito si comprende l’importanza della zonizzazione acustica che è lo strumento attraverso cui vengono stabiliti i limiti, tra cui quelli di emissione e di immissione di rumore, in base alla zona della città.

La tutela civile si fonda sull’art. 844 c.c. che consente al proprietario di impedire le immissioni, anche di rumore, dal fondo vicino se queste superano la normale tollerabilità, avendo riguardo anche alla condizione dei luoghi. Nell’applicare tale norma l’autorità giudiziaria deve però contemperare le esigenze della produzione con quelle della proprietà e può tener conto anche della priorità di un determinato uso.

La linea di confine fra “consentito” e “non consentito” è dunque la normale tollerabilità da stabilirsi in ragione dello stato dei luoghi e sempre contemperando le esigenze contrapposte di proprietà e produzione. Nel contemperare tali esigenze l’art. 844 c.c. fa riferimento anche alla priorità di un determinato uso, definita dalla Cassazione come preuso (per esempio, quindi, chi acquista un’abitazione in una zona prevalentemente industriale deve aspettarsi possibili immissioni e quindi il limite della tollerabilità è da intendersi più alto rispetto a quello di una zona esclusivamente residenziale).

La valutazione della normale tollerabilità pertanto deve essere fatta caso per caso, in ragione delle caratteristiche peculiari del caso concreto e deve tener conto anche delle eventuali cautele adottate dal soggetto per evitare il propagarsi di rumori nelle proprietà vicine.

E’ per questo che ad esempio il Tribunale di Come con una sentenza  del 5.07.2017 ha rigettato le domande di inibitoria e di risarcimento danni avanzate da una coppia nei confronti di un’associazione sportiva dilettantistica che svolgeva ogni anno, nel mese di luglio, manifestazioni ricreative e sportive in uno spazio comunale adiacente alla loro proprietà ritenendo che il limite della tollerabilità non fosse superato in quanto la manifestazione  era svolta in un arco temporale ristretto -1 mese l’anno – in orari serali e comunque entro la mezzanotte e si svolgeva d’estate quando normalmente il clima e le giornate con più ore di luce facilitano tali attività secondo comportamenti sociali sempre più diffusi.

Nondimeno, come detto, anche dopo questa sentenza, nel 2017 la Cassazione ha ribadito l’obbligo dei giudici di adottare interpretazioni conformi alla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e dunque conformi all’art. 8 sino ad affermare che il danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite è risarcibile indipendentemente da un danno biologico documentato quando il danno sia riferibile alla lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione e al diritto della piena e libera esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, trattandosi di diritti costituzionalmente garantiti e da tutelarsi anche ex art 8 Cedu (Cass. SsUs 1.02.2017 n. 2611).

Anche la sentenza Cass. Sez II 20.01.2017 n. 1606 stabilisce che il danno alla salute e alla qualità della vita  dovuto allo stress subito a causa delle moleste immissioni rumorose può essere risarcito come danno non patrimoniale trattandosi di lesione di diritti costituzionalmente garantiti e protetti dalla Cedu a cui il giudice interno deve uniformarsi; e ciò anche senza la rigorosa prova documentale del danno medesimo potendo essere valutato  sulle comuni regole di esperienza e secondo il prudente apprezzamento del Giudice.

Tale sentenza riconosce insomma rilevanza alla lesione del normale svolgimento della vita familiare risarcibile quale danno non patrimoniale  d indipendentemente da un danno biologico documentato. Lo stress conseguente alle immissioni rumorose che superano la normale tollerabilità può quindi dare diritto ad un risarcimento, stabilito in via equitativa, oltre all’inibitoria.

Si può quindi sostenere che si sta facendo sempre più spazio un’interpretazione  dell’art. 844 c.c. conforme alla Costituzione e alla Cedu secondo cui sussisterebbe il diritto ad una normale qualità della vita  la cui lesione ad opera di immissioni intollerabili merita autonomo risarcimento quantomeno come danno non patrimoniale.

Sempre secondo la Cassazione, trattandosi ovviamente di un giudizio su immissioni rumorose, i mezzi di prova utilizzabili sono tipicamente accertamenti di natura tecnica in quanto solo un tecnico è in grado di accertare con le conoscenze e gli strumenti di cui dispone  l’intensità delle immissioni e quindi il loro grado di sopportabilità delle persone.

A tal fine la stessa Cassazione ha precisato che la valutazione ex art. 844 c.c. per stabilire se i rumori sono o no compresi nei limiti della norma deve essere riferita sia alla sensibilità dell’uomo medio che alla situazione locale. Solo sommando le abitudini degli abitanti con le caratteristiche della zone è possibile determinare la specifica situazione ambientale a cui parametrare la fonte di disturbo oggetto della valutazione di tollerabilità.

Il giudizio del limite di tollerabilità pertanto è effettuato sulla base della situazione ambientale del luogo, variando dalle caratteristiche della zona, della fascia di rumorosità di fondo, sulla sensibilità dell’uomo medio e sulle abitudini degli abitanti.

Infine si precisa che l’ intollerabilità dell’immissione non è neppure esclusa dal rispetto dei limiti tecnici. La Cassazione ha infatti precisato che è possibile parlare di immissioni intollerabili (ex art. 844 c.c.) anche qualora siano rispettate le soglie tecniche legislative e regolamentari. Questo perché è opinione prevalente che esistano due distinti livelli di tutela a fronte di immissioni acustiche: la tutela pubblica, che tutela appunto la quiete pubblica e che vede il suo principale punto di riferimento nella Legge Quadro sull’inquinamento acustico e nei regolamenti ad essa connessi, e la tutela civilistica che tutela cioè i rapporti fra i privati.

Per questo motivo è ben possibile che una immissione acustica possa essere ritenuta civilmente intollerabile anche qualora siano rispettati i limiti di cui alla normativa tecnica Cass. III 16.10.2015 n. 20927). E’ tuttavia innegabile che i limiti stabiliti dalla normativa tecnica costituiscano comunque dei parametri di riferimento anche per il Giudice in sede di valutazione della normale tollerabilità.

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